Filosofia

[vc_row][vc_column width=”1/1″][text_output]Un FabLab è un laboratorio di sperimentazioni tecnologiche condiviso, dove si sviluppa “personal fabrication”. Tale concetto fa riferimento ad una scala di produzione individuale, i cui processi ed obiettivi si collocano in posizione diametralmente opposta a quelli della produzione industriale di massa. Ogni FabLab è munito di strumentazione, in prevalenza digitale, che permette la realizzazione di un’ampissima gamma di invenzioni.

I Fablab sono accomunati dal ricorso alle medesime procedure e macchinari, ma anche da una filosofia sintetizzabile in tre punti:
• nel momento in cui c’è collaborazione, non c’è limite alla creatività
• la tecnologia deve essere uno strumento nelle mani di un numero il più possibile ampio di persone, e al servizio delle collettività
• la tecnologia open source è una chiave importante per creare valore distribuito e innovazione decentralizzata

Il primo Fablab venne fondato nel 2001, presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston, con l’intento di esplorare i confini tra scienze fisiche ed informatiche. Quest’oggi, i FabLab costituiscono un vero e proprio fenomeno globale, che si articola in una rete di circa cinquecento laboratori.

I Fablab permettono l’accesso a macchinari che rappresentano una risposta al crescente bisogno di prototipazione che permea la nostra società. Essi hanno la capacità di soddisfare le esigenze di un pubblico molto vasto, che incude persone dedite all’ingegneria, al design, all’elettronica, alle autoproduzioni artistiche, all’hobbistica e molto altro ancora.
Al contempo, i Fablab divergono da un convenzionale laboratorio di prototipazione. Tale differenza si fonda sulla consapevolezza che il capitale tecnologico e il capitale creativo sono veri valori aggiunti per il territorio solo nel momento in cui raggiungono una forma socialmente diffusa e riconosciuta. Per questo motivo, i Fablab sono teatro di attività di formazione che seguono un modello secondo il quale le persone che partecipano ad un gruppo di lavoro, dopo aver acquisito nuovi set di competenze, si occupano di “tramandarle” ad altri gruppi, attraverso diversi formati didattici.
In definitiva, nei FabLab, il motto “impara ad insegnare e insegna per imparare” è la chiave di volta che esprime il processo di consolidamento di nuovi saperi locali attraverso le comunità di individui.

Il primo Fablab fu fondato con un intento interdisciplinare, che aprì la strada a centinaia di spazi di ricerca che tutt’ora fondano sul compenetrarsi e contaminarsi di discipline un percorso d’innovazione diffuso. Tale spinta, che non è sempre gestibile internamente dalle organizzazioni più strutturate, è invece centrale al successo dei Fablab, in virtù di un mutamento che ha investito ambiti che un tempo erano considerati separati. Il design si lega ormai indissolubilmente dal mondo tecnologico e dei servizi, nonché a quello delle scienze biologiche, che a loro volta hanno ripercussioni nel settore medicale. Gli ambiti disciplinari non esistono più individualmente, ma si propongono come sistemi di relazioni tra design, scienza, ingegneria informatica, sostenibilità, e società.

In conclusione, i Fablab rispondono alle esigenze dei sistemi produttivi, organizzativi e di ricerca costruendo comunità operative multidisciplinari che operano in maniera non gerarchizzata.Questo permette di generare capitale creativo in modo rapido ed efficiente.
Rispetto ad ambiti più convenzionali della ricerca, i Fablab appaiono come contesti aperti, come una fucine di idee agilmente condivisibili, e adattabili ad ambiti non previsti in fase di progettazione. Si parla di “ricerca dal basso”: una pratica decentralizzata con alto potenziale imprenditoriale.[/text_output][/vc_column][/vc_row]